La nuova campagna dell’operatore telefonico riporta in scena uno dei volti più iconici della pubblicità italiana di fine anni Novanta. Ma non è solo nostalgia: è un’operazione strategica che ribalta un immaginario costruito da Omnitel e Vodafone per sostenere la promessa di Iliad. Con una domanda inevitabile: fin dove può spingersi la creatività quando lavora sul capitale simbolico degli altri?
Nel lavoro quotidiano di chi opera tra marketing strategico, reputazione e gestione del capitale, c’è un equivoco che torna spesso: pensare alla comunicazione come a un elemento accessorio, separato dal “vero” business.
In realtà, oggi la comunicazione è parte integrante del lavoro imprenditoriale. E nei settori più sensibili – finanza, investimenti, partecipazioni, operazioni industriali – può diventare un vero e proprio fattore di rischio.
L’intervista televisiva di Leonardo Maria Del Vecchio a Otto e Mezzo offre un caso interessante non per giudicare una persona, ma per riflettere su un tema più ampio: cosa succede quando l’esposizione pubblica non è sostenuta da una strategia comunicativa adeguata al contesto?
Non è una notizia, ma un cambio di paradigma. Novecentosettantacinque milioni di dollari.
È la cifra che ha fatto il giro dei social e delle redazioni, associata alla vendita della società legata a Khaby Lame. Ma fermarsi al numero significa perdere completamente il punto.
Perché ciò che è accaduto non è semplicemente l’ennesima exit milionaria nel mondo dei creator. È qualcosa di più radicale: la possibilità concreta di fare una exit da sé stessi.
Un’idea che, fino a pochissimo tempo fa, sembrava fantascienza.
La costruzione di un brand territoriale è una delle sfide più affascinanti del marketing contemporaneo. È un’attività che richiede sensibilità strategica, profonda conoscenza del territorio e capacità di tradurre tutto questo in un linguaggio visivo coerente, potente e allo stesso tempo semplice. Parlare di brand territoriale non significa parlare di un logo: significa parlare di identità, di posizionamento, di racconto collettivo. Significa creare un segno che rappresenti un sistema complesso fatto di cultura, paesaggi, persone, economie e aspirazioni.
Le destinazioni che hanno saputo farlo meglio (da New York ad Amsterdam, passando per Porto) ci mostrano quanto un brand ben progettato possa orientare la reputazione di un luogo per decenni, diventando un vero e proprio patrimonio culturale condiviso.
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