Le aziende italiane, soprattutto quelle che costituiscono il motore della nostra economia e vale a dire le PMI, non hanno ancora ben compreso le opportunità derivanti dal commercio elettronico. No non sono io a dirlo, o meglio lo dico da anni, ma non ho la stessa autorevolezza di TNS, che nella sua ultima ricerca, in occasione del recente accordo tra Confcommercio ed eBay, rafforza ancora una volta questo dato.
La ricerca, infatti, mostra un quadro preoccupante, con un grande numero di piccole e medie imprese ancora bloccate nella ricerca di nuovi canali di commercio da retaggi culturali, diffidenze e paure spesso ingiustificate, frutto di scarsa informazione o superficialità. Queste barriere, reali o percepite, devono essere superate per recuperare o accrescere la propria competitività in un mercato sempre più globale e dinamico.
Risultati
Il primo dato che salta agli occhi è che il 92% di PMI che non ha mai preso in considerazione l'idea di utilizzare l'e-commerce, nonostante più della metà (il 52%) abbia un sito internet. Questa chiusura, però, rischia di tenerle lontane da una domanda che invece è in forte aumento: le stime relative agli acquisti online in Italia rivelano una crescita pari al 24% in termini di volumi e al 15% in termini di valori per il 2015. Insomma un vero e proprio paradosso: sempre più italiani acquistano online, ma sono ancora pochissime le aziende che vendono i propri prodotti attraverso piattaforme digitali. Ecco perchè i numeri italiani sono preoccupanti, a maggior ragione se paragonati con quelli dei nostri vicini europei, dove la penetrazione dell'e-commerce è pari al doppio (se non di più).
Ancora più evidente è la diffidenza e mancanza di lungimiranza di molte PMI (88%) che ritengono l'e-commerce poco o per nulla utile o di quelle, il 69%, che sono convinte non porti a un aumento di fatturato. Qui si apre un altro problema, ossia la scarsa informazione che viene fatta sul tema.
I dati reali invece parlano di un settore in grandissima crescita, per quanto riguarda volumi e fatturato: solo su eBay.it nell'ultimo anno è stato registrato un aumento del 20% dei venditori italiani che ha realizzato un fatturato pari o superiore a 1 milione di dollari. Dalla ricerca emerge infine un'ingiustificata paura delle PMI di non essere adeguate alla vendita online: ecco quindi che il 72% pensa chel'e-commercesia un canale complesso, il 56% ritiene che necessiti di investimenti considerevoli e il 43% è convinto che le-commerce sia adatto solo alle grandi aziende. Tutte convinzioni, ovviamente, sbagliate.
Il vero rischio è non esserci
"Il commercio elettronico -ha dichiarato Claudio Raimondi, general manager di eBay in Italia- ormai rappresenta un rischio solo per chi decide di non esserci. Noi crediamo che l'omnicanalità, cheaffianca uno store online al negozio tradizionale, sia il futuro del commercioe per questo il nostro ruolo come marketplace online leader del mercato è quello di aiutare i venditori a sfruttare le potenzialità dell'e-commerce, facendo leva anche sul trend crescente del mobile".
E tu cosa vorresti fare con la tua azienda, ti va di accrescere il fatturato?
La costruzione di un brand territoriale è una delle sfide più affascinanti del marketing contemporaneo. È un’attività che richiede sensibilità strategica, profonda conoscenza del territorio e capacità di tradurre tutto questo in un linguaggio visivo coerente, potente e allo stesso tempo semplice. Parlare di brand territoriale non significa parlare di un logo: significa parlare di identità, di posizionamento, di racconto collettivo. Significa creare un segno che rappresenti un sistema complesso fatto di cultura, paesaggi, persone, economie e aspirazioni.
Le destinazioni che hanno saputo farlo meglio (da New York ad Amsterdam, passando per Porto) ci mostrano quanto un brand ben progettato possa orientare la reputazione di un luogo per decenni, diventando un vero e proprio patrimonio culturale condiviso.
Negli ultimi dieci anni la pubblicità online è diventata un pilastro della comunicazione politica. Se fino a pochi anni fa il peso maggiore era ancora concentrato su TV, radio e stampa, oggi le campagne elettorali si giocano in larga parte sui social network, Facebook e Instagram, in particolare, hanno rappresentato lo strumento ideale per raggiungere pubblici specifici, calibrando budget, frequenza e messaggi.
La differenza tra contenuti organici e sponsorizzati è sostanziale: i primi si basano sulla capacità di un partito o candidato di generare interazioni spontanee, i secondi sfruttano invece le piattaforme come veri e propri media a pagamento, in grado di ampliare la portata del messaggio e di intercettare segmenti di elettorato molto precisi.
Questa possibilità ha trasformato radicalmente il modo di fare politica: dalle campagne presidenziali americane, da Obama a Trump, agli appuntamenti elettorali italiani, le inserzioni social sono diventate uno strumento imprescindibile. Almeno fino a oggi.
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