Il Branding, arma segreta per PMI. 3 motivi per farlo.
Qualcosa che noto spesso rapportandomi con colleghi, clienti (o potenziali tali), fornitori e in generale tutti coloro che lavorano in piccole e medie imprese è che l'attenzione a come fare Branding è praticamente zero.
Cos’è e cosa vuol dire fare Branding per un'azienda
Jeff Bezos, il patron di Amazon, ha detto una volta:
Il tuo brand è ciò che gli altri dicono di te quando non sei nella stanza.
Con il termine Branding si indica, generalmente, tutto ciò che contribuisce alla creazione, alla diffusione e alla cura dell'immagine del proprio brand aziendale. Una parte importante della propria attività di branding va quindi dalla creazione dell'immagine di brand alla definizione del pubblico target, dalla pubblicazione di contenuti connessi con il brand alla loro diffusione mediante i canali di comunicazione.
L'attività di fare branding è connessa con il successo imprenditoriale di qualsiasi azienda, quindi stupisce vedere come, nell'ambito della piccola impresa, questa venga continuamente messa da parte, ignorata e bistrattata o - forse anche peggio - curata in modo dilettantistico, lasciata nelle mani del solito amico o parente che afferma di saper fare tutto e fatta affondare nel mare dell'improvvisazione.
Non è raro, allora, imbattersi nell'amico, nel cliente, nel fornitore che racconta di quanto è contento e soddisfatto della DEM che sta per inviare o del sito internet che ha appena pubblicato per la sua start-up e che te lo fa vedere, gonfio di orgoglio, mettendoti nell'imbarazzo più nero, perché ti basta un'occhiata per vedere che quella DEM - con un'enorme immagine del logo al posto dell'header e dei contenuti scritti in corpo 48, testo per metà in maiuscolo e ampia dotazione di punti esclamativi non riuscirà mai a passare l'esame degli spam filters, senza parlare di quello dei destinatari, e te ne basta un'altra, di occhiata, per vedere come il sito internet sia povero di contenuti e del tutto privo dei requisiti necessari ad un posizionamento minimamente decente.
Perché fare branding dev'essere una priorità per le PMI
Eppure, anche le PMI hanno necessità, forse anche più delle grandi Corporate, di fare un'attività finalizzata al branding. Fare branding non può, insomma, non essere un'attività cardine di ogni PMI, e addirittura di ogni impresa individuale (e lo sa bene chi sostiene la propria attività soprattutto grazie al Personal Branding).
Ecco i motivi.
1. Fare Branding conviene
Fare Branding vuol dire ottenere più di quanto si spende.
Per fare Branding, una PMI non deve allocare un budget da grande corporate, ma può tranquillamente allocare le risorse necessarie secondo le proprie dimensioni e il proprio fatturato. Un branding professionale, affidato ad agenzie di marketing e comunicazione degne di questo nome, ripagherà l'impresa degli sforzi sostenuti nel medio e lungo periodo, attraverso un migliore posizionamento sul mercato, una più adeguata definizione della propria identità aziendale, una più corretta focalizzazione sugli elementi di differenziazione e di innovazione rispetto alla concorrenza.
2. Fare Branding ci mostra "grandi"
Fare attività di Branding vuol dire, per una PMI, cogliere l'opportunità strategica di apparire anche più grande di quello che è in realtà. No, non parlo di mistificazioni, ovviamente! Dico però che, proprio attraverso l'attività di Branding, anche la PMI potrà dimostrare di avere doti di organizzazione, professionalità e focalizzazione che in genere sono tipiche delle grandi imprese. Insomma, avrà la possibilità di essere più "presa sul serio". Per ottenere questo risultato, ancora una volta, non è necessario spendere milioni di euro di promozione pubblicitaria. È sufficiente, a volte, anche solo rispettare minimamente dei criteri di coerenza e leggibilità che dovrebbero essere scontati per chiunque, ma che il più delle volte non lo sono affatto: coordinamento dell'immagine aziendale, cura dei contenuti, brochure e siti web che presentano armonicamente i prodotti aziendali. Troppo? Non credo. Eppure, a volte parrebbe proprio così. Quanto impiegheranno ancora le PMI a capire che ogni singolo elemento della propria immagine deve essere finalizzato a promuovere e rafforzare lo stesso, unico messaggio?
3. Fare Branding vuol dire evitare che siano gli altri a definirci
Il rischio di non far nulla, naturalmente, è dei peggiori: se non siamo noi a promuovere incisivamente e ordinatamente la nostra immagine aziendale, saranno gli altri a farlo al posto nostro. Non solo, insomma, corriamo il rischio che, essendo ogni elemento della nostra comunicazione differente, finisca per essere differente la nostra immagine presso i nostri clienti e prospect, che semplicemente non riusciranno più a capire con chi hanno a che fare, ma - peggio ancora - come dice Heidi Cohen in un suo recente articolo,
Saranno i tuoi competitor a definire il tuo business in modi non certo lusinghieri, senza che tu riesca nemmeno ad accorgertene.
Davvero, cara PMI, vuoi correre questo rischio?
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Se tu, invece preferisci approfondire la questione e sfruttare al meglio l'immagine della tua azienda e la percezione che dai di essa, devi solo fare due chiacchere con me.
La costruzione di un brand territoriale è una delle sfide più affascinanti del marketing contemporaneo. È un’attività che richiede sensibilità strategica, profonda conoscenza del territorio e capacità di tradurre tutto questo in un linguaggio visivo coerente, potente e allo stesso tempo semplice. Parlare di brand territoriale non significa parlare di un logo: significa parlare di identità, di posizionamento, di racconto collettivo. Significa creare un segno che rappresenti un sistema complesso fatto di cultura, paesaggi, persone, economie e aspirazioni.
Le destinazioni che hanno saputo farlo meglio (da New York ad Amsterdam, passando per Porto) ci mostrano quanto un brand ben progettato possa orientare la reputazione di un luogo per decenni, diventando un vero e proprio patrimonio culturale condiviso.
Negli ultimi dieci anni la pubblicità online è diventata un pilastro della comunicazione politica. Se fino a pochi anni fa il peso maggiore era ancora concentrato su TV, radio e stampa, oggi le campagne elettorali si giocano in larga parte sui social network, Facebook e Instagram, in particolare, hanno rappresentato lo strumento ideale per raggiungere pubblici specifici, calibrando budget, frequenza e messaggi.
La differenza tra contenuti organici e sponsorizzati è sostanziale: i primi si basano sulla capacità di un partito o candidato di generare interazioni spontanee, i secondi sfruttano invece le piattaforme come veri e propri media a pagamento, in grado di ampliare la portata del messaggio e di intercettare segmenti di elettorato molto precisi.
Questa possibilità ha trasformato radicalmente il modo di fare politica: dalle campagne presidenziali americane, da Obama a Trump, agli appuntamenti elettorali italiani, le inserzioni social sono diventate uno strumento imprescindibile. Almeno fino a oggi.
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